Ore 8: divisa indossata. Ore 20: divisa riposta. 12 ore di lavoro per gli operatori della Centrale 118 Siena Grosseto. 4 infermieri di ricezione, 1 infermiere di coordinamento, 1 medico di centrale. A questi si aggiungono 4 operatori tecnici divisi in due turni.

Per tutti quella di ieri è stata una domenica di straordinario impegno. “Abbiamo avuto la quasi totalità dei possibili casi che affrontiamo durante la settimana: infarti, ictus, traumi, arresti cardiaci… – ricorda Stefano Dami, direttore del 118 dell’area provinciale senese e ieri medico di centrale per Grosseto e Siena –. Abbiamo superato la media giornaliera della scorsa settimana quando tra il 15 e il 21 agosto abbiamo avuto 2.678 chiamate. Solo per 459 sono stati sufficienti consigli telefonici. Per tutti gli altri ci sono state missioni con ambulanze, automediche e, in molti casi, elicotteri”. Uno sforzo che spesso vede protagonisti anche Vigili del fuoco e forze dell’ordine. Talvolta il Soccorso Alpino.
E che, per gli operatori della Centrale 118, riguarda anche la capacità di saper dialogare con chi chiama anche in condizioni difficilissime: “Quando dall’altra parte della linea abbiamo pazienti in grado di dialogare, possiamo dare indicazioni precise su come tamponare le ferite, su quali movimenti fare o non fare. La situazione è ancora migliore quando ci sono persone collaboranti vicine al paziente”.

Le missioni della Centrale 118 nella giornata di ieri si sono moltiplicate di ora in ora. “A Orbetello un adulto e una bambina sono caduti dalla moto e la piccola ha riportato un trauma cranico. A Manciano, un giovane ha avuto un infarto ed è stato trasferito in emodinamica all’ospedale di Grosseto. Abbiamo poi avuto una paziente con ictus sempre a Grosseto, gestita in tempi brevissimi dai neurologi dell’ospedale Misericordia e trasportata entro un’ora con la terapia in corso verso la Stroke unit di Siena. Un altro paziente giovane con ictus è stato trasferito dal Giglio direttamente a Siena con l’elisoccorso. Due giovani sono caduti da una moto a Punta Ala, un altro paziente è stato trasferito dal Giglio verso la camera iperbarica di Grosseto”. E poi altri tre incidenti stradali con altrettanti motociclisti: due sono stati trasportati in ospedale in condizioni non gravi ma uno purtroppo non ce l’ha fatta.

“Questi – spiega Stefano Dami – sono tutti interventi che possiamo definire ordinari. La complessità della gestione viene data dalla contemporaneità che mette a dura prova la tenuta del gruppo di Centrale nel gestirli velocemente e razionalmente. Le risorse infatti non sono infinite. Adesso c’è anche il Covid. Ieri abbiamo trasferito ben cinque pazienti contagiati ai quali si sono sommati una madre con le sue due figlie piccole e una ragazza non vaccinata che stava peggiorando. Gli interventi su pazienti Covid occupano uno spazio temporale notevole perché tutti i mezzi utilizzati vanno poi sanificati. In altre parole, non si tratta di un semplice trasferimento verso l’ospedale di Grosseto o un’altra struttura sanitaria”.

I tempi sono fondamentali e le scelte di quali mezzi destinare verso i singoli interventi altrettanto. “La logica è quella del prima possibile – ricorda Dami –. Pur essendo in territori molto estesi, riusciamo a rientrare nei tempi previsti dalla Regione Toscana per l’infarto e per lo stroke. Massima rapidità, dunque, come in un caso che si è verificato ieri, di un paziente di 57 anni in pieno benessere il cui cuore si è improvvisamente fermato ed è stato trasportato entro un’ora all’ospedale di Grosseto, senza mai interrompere la rianimazione e attivando il ‘Percorso cuore fermo’. In tutte le situazioni, ma soprattutto in queste, è fondamentale il primo intervento da parte delle persone che sono vicine al paziente, guidate, se necessario, dalle istruzioni pre arrivo della Centrale. Sono importanti sia le attività di formazione per il primo soccorso che la disponibilità del defibrillatore”.

Medici, infermieri e operatori tecnici garantiscono il soccorso 24 ore su 24 ogni giorno dell’anno. “È indispensabile – conclude Dami – la capacità di fare squadra in un contesto multiprofessionale, dove le diverse professionalità trovano un’imprescindibile sintonia e sinergia tale da fare la differenza. Sulle strade e sui sentieri, nelle montagne e sulle spiagge. Un lavoro che il Covid non ha rallentato ma ha reso, se possibile, ancora più impegnativo”.

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