Nessun mammografo in stato di obsolescenza presso gli ospedali riuniti della Valdichiana della Sud Est e quindi nessun rischio di re-intervento per tumore alla mammella a causa di macchinari obsoleti a Montepulciano.

A dirlo è la direzione generale dell’Ausl Toscana sud est smentendo quanto oggi riportato in un articolo del “Corriere della Sera” dal titolo Mammografi vecchi: i tumori non visti secondo l’ultimo Programma Nazionale Esiti (Pne) condotto dall’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).

L’Ausl Toscana sud est ha effettuato importanti investimenti nell’innovazione tecnologica acquistando macchinari altamente sofisticati per gli ospedali dei tre territori provinciali di Siena, Arezzo e Grosseto.

Nello specifico, nell’ospedale di Montepulciano citato nell’articolo l’apparecchiatura è un mammografo digitale, aggiornato nel 2012 e corredato da tomosintesi (tecnica di ricostruzione tridimensionale) nel 2016. Si tratta, dunque, di un mammografo regolarmente sottoposto ad aggiornamenti e controlli, non obsoleto, e in grado di garantire una qualità di immagine adeguata alla complessità dei casi clinici, con numeri crescenti di prestazioni erogate.

A conferma di quanto esplicitato si evidenzia che negli anni 2017 e 2018 i casi sottoposti a re-intervento non sono imputabili a una non corretta diagnosi causata da strumentazione obsoleta ma alla presenza di tumori maligni, che necessitano in prima battuta di una biopsia del linfonodo sentinella, preliminare al successivo intervento demolitivo sulla mammella con ricostruzione protesica (questo tipo di doppio intervento è riconducibile a una stadiazione/pianificazione preliminare all'intervento principale); oppure imputabili alla presenza di tumori a comportamento incerto che necessitano di successiva diagnosi istologica di tumore maligno con necessità di intervento radicale; oppure a complicanze post-chirurgiche precoci o a reinterventi per ampliamento dei margini di resezione.