I professionisti della radiologia e dell'oncologia dell’Ospedale La Gruccia in campo per la diagnosi precoce con un open day informativo.
Le storie incrociate di Elena e Serena, testimonianze di fiducia e speranza

Lunedì 7 marzo 2022 (dalle 14 alle 18) presso la radiologia dell’Ospedale La Gruccia del Valdarno pomeriggio di prevenzione e informazione per il tumore al seno. Un'occasione importante per la salute della donna volta a ribadire l'efficacia della prevenzione delle neoplasie attraverso gli screening.
I professionisti della Radiologia e dell'Oncologia saranno a disposizione per dare informazioni alle donne sulle modalità di diagnosi, prevenzione e cura del tumore al seno: sintomi, segni di allarme, auto esame, modalità di effettuazione della mammografia.
Elena e Serena si incontrano ogni giorno nei corridoi dell'Ospedale del Valdarno, una è Oss, l'altra infermiera. Le loro vite per anni si sono incrociate tra turni e pazienti, corsie e reparti, sorrisi e incombenze in una routine che alternava una serena vita privata a quella professionale. Elena e Serena non potevano immaginare che in comune, purtroppo, sarebbero state destinate ad avere molto di più del posto di lavoro, un nemico da combattere: il tumore al seno che un giorno, in un momento temporale diverso, è comparso nelle loro vite ed ha stravolto tutte le loro priorità.

" Una lettera di presentazione allo screening per la mammografia, tutto è iniziato da lì, il 5 maggio 2019, avevo 46 anni e fino a quel momento non avevo mai fatto alcun controllo- ammette Elena che oggi di anni ne ha 48- non avendo familiarità ero convinta che il problema non mi riguardasse, tra l'altro stavo benissimo e consideravo l'esame come qualcosa di superfluo.
Ecco, oggi a distanza di tempo, posso affermare che quell'esame mi ha salvato la vita e non solo. Un piccolissimo nodulo di 7 millimetri, questo è quanto hanno decretato le immagini. Contattata dopo pochissimi giorni dalla radiologia per ulteriori controlli ciò che emergeva non dava dubbi, avevo il cancro. La biopsia poi ha stabilito che la natura della neoplasia era aggressiva, carcinoma maligno B3.
Ho pianto, mi sono disperata, non potevo crederci che stava succedendo a me, ma oggi posso fortunatamente raccontarlo ed essere una testimone per tante donne che si sentono tranquille, perchè la tempistica con cui mi è stata diagnosticata la malattia, grazie alla prevenzione, ha permesso non solo che fossi presa velocemente in carico dal chirurgo che poi mi ha operata solo un mese dopo, ma che fosse evitata la chemioterapia per la ridotta dimensione del tumore. Inoltre il seno non è stato tolto.
Ho fatto poi 35 sedute di radioterapia ed oggi sono in follow up con l'oncologia con controlli periodici ogni 6 mesi. Mi sento bene sia fisicamente che psicologicamente.
Dopo le cure ho ripreso a lavorare a marzo 2020 in piena emergenza sanitaria, tornavo dai miei pazienti con una nuova consapevolezza e una nuova luce. Per questo, oltre a tutti i professionisti che mi hanno seguita in modo impeccabile e soprattutto umano, devo ringraziare mio marito e mio figlio per la forza che mi hanno sempre trasmesso".

"Un anno dopo che Elena era rientrata a lavoro la stessa sorte toccava a me- racconta Serena, 55 anni infermiera. La chiamata per la mammografia dall'azienda sanitaria è arrivata un sabato pomeriggio del 2021, mi sono recata all'esame tutto sommato tranquilla perchè mi controllo periodicamente, non salto mai uno screening e solo due anni prima ero pulita, mai mi sarei aspettata l'esito di quell'analisi.
Quando, dopo la visita, sono stata ricontattata dalla radiologia per necessità di acquisire ulteriori dettagli ho capito che qualcosa non andava ed infatti sono state rilevate 14 mini calcificazioni al seno sinistro, pochissimi millimetri che minavano la mia salute. Se non mi fossi presentata all'appuntamento il tempo sarebbe stato inesorabile ed il carcinoma sarebbe diventato più grande.
Non avrei scampato la chemioterapia e le cose sarebbero state più difficili da gestire. Fortunatamente in tempi velocissimi sono stata operata in day hospital e dopo 20 applicazioni di radioterapia (ciclo minimo previsto) oggi ho solo una piccola cicatrice che racconta ciò che ho vissuto in quei mesi.
Sono tornata a lavorare a novembre con una nuova consapevolezza e una nuova forza. Già lo sapevo, ma io sono la testimonianza che la prevenzione del sistema sanitario salva la vita. Non è un'ora di tempo persa quella che impieghiamo per fare lo screening, è una vita guadagnata".
e è l'arma vincente.