Carlo Milandri, Primario di Oncologia del San Donato “Pur nelle difficoltà del periodo è costante l’impegno degli operatori del settore affinché l’assistenza e le cure ai pazienti oncologici siano garantite nonostante la pandemia e anzi, procedano con una sempre maggior spinta all’innovazione”

Due storie cliniche che evidenziano quanto, pur nelle difficoltà del periodo, sia attento e costante l’impegno degli operatori del settore affinché l’assistenza e le cure ai pazienti oncologici siano garantite nonostante la pandemia e anzi, procedano con una sempre maggior spinta all’innovazione per far si che la lotta contro il cancro possa diventare una sfida da vincere. A raccontarcele è Carlo Milandri, primario di oncologia del San Donato di Arezzo.

“ Per il secondo anno consecutivo la giornata mondiale contro il cancro si celebra nel pieno della pandemia da covid19. Due lunghi e difficili anni in cui abbiamo imparato ad affrontare la diagnosi e la cura dei tumori adattandoci a ciò che imponeva l'emergenza sanitaria senza mai perdere di vista gli obiettivi della cura del paziente e della ricerca . La medicina in questo arco temporale ha fatto importantissimi passi avanti ed ha permesso di disporre di vaccini che hanno contrastato il Covid-19. Di recente, a questi, si sono affiancati trattamenti efficaci contro il virus, come gli anticorpi monoclonali e nuovi farmaci antivirali orali. Parallelamente anche la ricerca in oncologia è progredita e nuovi trattamenti a bersaglio molecolare sono comparsi sullo scenario terapeutico.
Tutto questo ha permesso di recuperare “terreno” rispetto alla prima ondata che aveva messo in difficoltà il Sistema Sanitario.
L’efficacia della campagna vaccinale, anche verso le categorie più fragili, come le persone affette da tumore, ha fatto sì che si potessero garantire sia i percorsi di diagnosi sia quelli di cura. Questo è accaduto anche all’Ospedale San Donato- continua Milandri -sia all’interno dei Gruppi Oncologici Multidisciplinari, sia nella nostra Struttura, che ha sempre funzionata a pieno regime, grazie anche al rispetto delle norme anti-covid. Si è così potuto recuperare il “gap” che si era creato nel 2020. Abbiamo, infatti, visto aumentare nei primi 9 mesi del 2021 sia le persone trattate nei Day Hospital della UOC di Oncologia: 720 (vs 649 nel 2020) sia le prime visite oncologiche: 2960 (vs 2170 nel 2020).
Abbiamo potuto garantire, non solo la gestione e il trattamento di casi usuali, ma anche di casi più complessi che , spesso oltre all’intervento dell’Oncologo, hanno necessitato delle competenze dei Colleghi di altre branche. Mi vengono in mente due casi esemplificativi:
Il primo relativo ad un signore di 75 anni affetto da neoplasia polmonare ed il secondo riguardante una signora settantenne con una sindrome genetica (Lynch) che le aveva causato, nel corso degli anni, tre pregresse neoplasie.

Scendendo nei dettagli:
Il primo caso, operato al polmone e sottoposto a chemioterapia postoperatora ad inizio del 2019, aveva poi avuto una ricaduta di malattia nel pieno della terza ondata della pandemia. Era stato trattato con chemioterapia, ma verso il termine del terzo ciclo di terapia aveva contratto l’infezione da covid19 (stava inziando la campagna vaccinale). La concomitanza di patologia polmonare, sia oncologica sia virale, e successive complicanze, avevano portato il paziente in rianimazione. Il trattamento oncologico, non era stato terminato. Fortunatamente il paziente si era ripreso ed era guarito dall’infezione. Quando lo abbiamo rivalutato, per decidere come procedere, con nostra sorpresa, abbiamo riscontrato che il trattamento antiblastico, aveva comunque “continuato a lavorare” nonostante la pausa forzata di oltre due mesi.

Il secondo caso riguarda una signora di poco più di 70 anni, che conoscevamo da anni in quanto, affetta da una sindrome ereditaria (di Lynch) che nel corso del tempo, era stata la causa di tre neoplasie (colon, utero, duodeno), tutte trattate con successo con chirurgia e, nel caso della neoplasia uterina, anche con radioterapia. Nel corso dell’intervallo tra la terza e quarta ondata della pandemia la signora si era presentata a visita per dolore pelvico, ricorrenti infezioni genito urinarie e sintomi intestinali. Avevamo rilevato con TC e Colonscopia una massa addomino-pelvica che occludeva l’intestino ed era la causa delle ricorrenti infezioni. Dopo una valutazione multidisciplinare, vista anche la storia clinica pregressa, a ridosso dell’inizio della quarta ondata (la signora aveva aderito alla campagna vaccinale), si era deciso di sottoporla ad intervento sia per porre una diagnosi precisa sia per cercare di rimuovere, almeno in parte, la massa. L’intervento durato molte ore, era stato effettuato presso la Chirurgia del San Donato e si era concluso con l’asportazione della massa, che era risultata essere un ulteriore tumore dell’intestino. Per la presenza di un fattore molecolare noto come instabilità dei microsatelliti, diagnosticato dalla nostra Anatomia Patologica insieme alla Biologia Molecolare- conclude Milandri- abbiamo potuto proporre alla signora un innovativo trattamento basato su immunoterapia, che è tuttora in atto, con ottimi risultati”.