"La sfida a cui è chiamata la nuova USL Toscana sud est non è certo il risparmio dei servizi o il loro appiattimento ma al contrario, l'unificazione di tre realtà con caratteristiche così diverse per stato sociale e dispersione sociale, nonché per livello di organizzazione dei servizi, costituisce un'opportunità irrinunciabile per assicurare una sanità uguale per tutti e, così come accade in alcune realtà più avanzate del mondo occidentale, senza sprechi organizzativi ma che destina tutte le risorse alla sicurezza e alla qualità delle cure.

La rivoluzione, che già dal 2017 sarà in essere, si basa su tre principali pilastri scelti, discussi e condivisi con i professionisti.
Premesso il ruolo di tutte le Istituzioni, Associazioni, cittadini, nella promozione della salute e nel self empowerment, il primo pilastro nasce come evoluzione della medicina d'iniziativa, che per prima la Toscana ha introdotto in Italia e che ha saputo dare straordinarie prove di esito (più 2,7 anni di aspettativa di vita in soli 5 anni di applicazione), mostrando però anche difficoltà applicative e rivelandosi non in grado di risolvere i problemi per tutti i cittadini (es. tempi di attesa); si tratta del modello organizzativo delle reti cliniche che mira ad assicurare una presa in cura responsabile (over time, also commissoning) e di prossimità da parte del medico di famiglia (cure primarie) funzionalmente raccordato, orizzontalmente, nell'ambito della propria aggregazione funzionale territoriale (Aft) con altri medici funzionalmente coordinati, verticalmente con lo specialista internista ospedaliero di riferimento, attraverso un legame operativo strutturato, definito comunità di pratica.
Progressivamente, attraverso un percorso di formazione congiunta, i professionisti si raccordano fra di loro evitando che, i cittadini affetti da una patologia non acuta, siano costretti a cercare in modo autonomo la migliore risposta per il proprio caso con il naturale rischio di disorientamento e ripetuti tentativi per il cittadino stesso e di costose duplicazioni di esami per il sistema.
Il modello delle reti cliniche prevede, secondo tre precise fasi successive, il definitivo superamento del problema dei tempi di attesa in quanto, laddove si prescrive un successivo accertamento, se ne garantisce la prenotazione nei tempi che il medico ritenga necessari (classi di priorità).

Il secondo pilastro punta fortemente a garantire la messa in rete degli ospedali, quelli più piccoli, detti di prossimità, con quelli di riferimento per la zona o per l'intera provincia. In questa rete specialistica complanare viene garantita, ovviamente, la focalizzazione delle funzioni che devono essere centralizzate e la presenza, in modo programmato, degli specialisti necessari anche negli ospedali che fino ad oggi ne erano privi. Ogni area geografica, ogni comunità, potrà avere così, attraverso questi due piani di azione, cure vicine al cittadino, che la letteratura dimostra essere l'85 % dei bisogni e dei costi sostenuti dal sistema sanitario, completate dalla multidisciplinarietà e dalla multiprofessionalità. A tale proposito si deve qui sottolineare il ruolo che svolge anche in ambito territoriale, l'infermiere (infermiere di comunità) e l'assistente sociale - sia di afferenza comunale che della Asl. Tali figure, se messe in condizioni di operare in modo integrato all'interno del sistema delle cure primarie, hanno dimostrato ampiamente di saper risolvere molti dei bisogni di cura, assicurando una capacità di visione "non parcellare" (olistica), dei bisogni stessi. A queste figure professionali ne vanno aggiunte altre che sono determinanti nelle politiche di rete, in primis gli psicologi ed i farmacisti che operano nelle farmacie del territorio. Ovviamente questo sistema di reti tra professionisti e setting di erogazione non può funzionare se non attraverso un sistema di comunicazione continuo e strutturato in cui un ruolo fondamentale svolgono i sistemi informativi abilitanti, ovvero quella infrastruttura tecnologica che rende possibile e semplifica la trasmissione di dati, immagini, referti... ma che facilita al contempo la relazione tra professionisti intorno all'unico interesse del paziente.
Nessun modello organizzativo può comunque garantire la sicurezza di tutti e superare la differenza di accesso alle cure in emergenza se non in presenza di una rete ben costruita e performante di emergenza urgenza poliprofessionale, che risponda in modo tempestivo anche nelle aree più lontane dai Pronti Soccorso e che sappia assicurare il mantenimento delle funzioni vitali portando il paziente acuto o acutissimo, non nell'ospedale più vicino, ma nell'ospedale più sicuro e più idoneo per la patologia da trattare come già avviene da anni in Toscana per la cura dell'infarto nei centri di emodinamica."

Enrico Desideri, Direttore Generale Azienda Usl Toscana sud est