Da circa sei mesi, all’ospedale Misericordia di Grosseto, viene effettuata la “crioablazione”, una nuova tecnica per la cura della fibrillazione atriale, che con 500 mila pazienti in Italia e 60 mila nuovi casi ogni anno, rappresenta la più comune tra le aritmie cardiache.
È una procedura che viene “dal freddo” e che la Cardiologia di Grosseto affianca alla più comune “ablazione”, utilizzata da circa 20 anni al Misericordia per curare le aritmie cardiache, surriscaldando ed eliminando le cellule malate.

“Questa tecnica innovativa migliora e perfeziona la più comune ablazione transcatetere, rendendo più sicuro, più semplice e più rapido l’intervento mininvasivo per il trattamento della fibrillazione atriale”, spiega il dottor Ugo Limbruno, direttore della Cardiologia di Grosseto, uno tra i pochi centri in Italia ad avvalersi di questa nuova procedura.
Gli interventi vengono eseguiti nella sezione di Elettrofisiologia, da una equipe medica composta dai cardiologi Gennaro Miracapillo, Luigi Addonisio, Marco Breschi, Francesco De Sensi, coadiuvati dall’anestesista, Giovanni Re. All’interno della Cardiologia, inoltre c’è un ambulatorio di Aritmologia dove i pazienti vengono valutati per individuare la terapia più indicata per ogni caso.

“La crioablazione – aggiunge Limbruno - consiste nell’introdurre per via venosa, all’interno delle vene polmonari, un palloncino che viene poi gonfiato dentro ogni vena polmonare e raffreddato a circa -40°, per 4 minuti. Ne deriva un isolamento elettrico della vena, che produce una sorta di ibernazione dell’area malata isolandola dal resto del cuore”.

Come spiega il dottor Miracapillo, responsabile dell’Elettrofisiologia di Grosseto, “l’ablazione, in generale, è indicata per i pazienti più giovani, sintomatici, e per coloro che non hanno risposto positivamente alla terapia farmacologica. Nel corso della vita – aggiunge - il 30% della popolazione può andare incontro a crisi di fibrillazione atriale, che spesso è asintomatica e non diagnosticata, aumentando così il rischio di embolia. Per questo è importante la diagnosi precoce e una terapia appropriata prima della cronicizzazione della malattia. Durante la fibrillazione atriale, infatti, gli impulsi naturali del cuore falliscono, causando una perdita di funzionalità cardiaca pari al 30%. L’obiettivo dei trattamenti, farmacologici e non, è il ripristino del ritmo sinusale e del normale battito cardiaco, per migliorare la qualità della vita dei pazienti”.