Si ammalano in modo diverso, rispondono alle terapie in modo diverso. All’Ordine dei medici è in programma un incontro formativo per specialisti e medici di famiglia
AREZZO – Uomini e donne hanno un differente rischio di contrarre molte malattie e anche una diversa risposta a molte terapie. Da pochi anni la Medicina di genere, scienza medica che attraversa tutte le discipline mediche, prende in considerazione queste diversità per curare ogni individuo in modo appropriato. E’ infatti scientificamente ed eticamente scorretto trasferire sulla donna i dati ottenuti sull’uomo. Si tratta di un vero e proprio errore metodologico che ancora purtroppo persiste nella ricerca scientifica.
E’ questo il tema dell’incontro che si svolgerà domani, venerdì 7 dicembre all’Ordine dei medici di Arezzo, dove si confronteranno medici specialisti e medici di famiglia.
“La Salute di genere - spiega Lucia Lenzi, referente Salute e medicina di genere per Arezzo della Asl Toscana sud est - è ormai un’esigenza del Servizio Sanitario e occorre pensare alla riorganizzazione dei servizi affinché tengano conto delle differenze di genere, non solo sotto l’aspetto
anatomo-fisiologico, ma anche delle differenze biologico-funzionali, psicologiche, sociali e culturali, per una maggiore appropriatezza e personalizzazione della cura. La Medicina di genere non deve essere una specialità a se stante, ma un’integrazione trasversale di specialità e competenze mediche”.
La Asl Toscana sud est già da alcuni anni ha recepito le linee d'indirizzo di OMS, Ministero della salute  e Regione Toscana e sta predisponendo corsi di formazione per i medici e percorsi di cura differenziati.
Il concetto di “Salute e medicina di genere” nasce dagli studi scientifici nei quali  le differenze tra i sessi, in termine di salute,  sono legate  alle peculiarità derivanti dalla caratterizzazione biologica dell’individuo.
Per troppo tempo infatti le malattie, la loro prevenzione e terapia sono state studiate prevalentemente su casistiche di un solo sesso, quello maschile, sottovalutando non solo le peculiarità biologico-ormonali e anatomiche ma anche quelle socio-culturali proprie delle donne.
Differenze rilevanti sono ormai note in cardiologia, farmacologia, immunologia,oncologia e nelle malattie respiratorie croniche. E’ diversa anche la risposta nell'accettazione di sottoporsi agli screening e diverso è il rapporto con il fumo, l'alcol e l’alimentazione che incidono pesantemente nei determinanti di salute.
“Ad esempio, le malattie cardiovascolari - conclude Lenzi - sono la prima causa di morte nella donna rispetto all'uomo (132000 donne rispetto a 109.550 uomini); il 55% delle persone colpite da ictus sono donne, l’Alzheimer colpisce il 17,2% delle donne e il 9,1% degli uomini. Si ritiene che entro il 2020 l’ostruzione bronchiale cronica moderata-severa  raggiungerà un incremento di prevalenza pari al 50% negli uomini e al 130% nelle donne a causa dell’abitudine tabagica tra i soggetti di sesso femminile. Ecco perché la nostra Azienda ha introdotto la Medicina di genere alle altre specialistiche, come ulteriore passo verso la salute dei cittadini”.